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Cinque ricorsi convergenti attaccano la legge del 15 luglio davanti al Consiglio costituzionale. Radiografia dottrinale dei dieci capi d'accusa depositati.
Abbiamo seguito il voto definitivo della legge del 15 luglio 2026 sull'aiuto a morire e la promessa di ricorso al Consiglio costituzionale. Aleteia pubblica il 23 luglio 2026 una radiografia dei dieci capi d'accusa formulati nei memoriali depositati tra il 16 e il 20 luglio 2026 dal primo ministro Sébastien Lecornu, dal presidente del Senato Gérard Larcher, dal gruppo parlamentare LR (senatori e deputati) e dal gruppo RN (deputati).
Nessun avvocato è nominato nei memoriali, portati direttamente dal governo e dai gruppi parlamentari. Tre capi d'accusa sono semantici: la legge non impiega né la parola "eutanasia" né la parola "suicidio assistito", la condizione di "fase avanzata" non prevede alcun termine di prognosi vitale preciso, il termine di riflessione di quarantotto ore è presentato come manifestamente insufficiente rispetto ai dieci-quindici giorni praticati altrove. Seguono l'assenza di un'espertise psichiatrica obbligatoria, un registro di protezione dei maggiori sotto tutela (articolo 427-1) inesistente fino al 31 dicembre 2028, l'assenza di eccezione per gli istituti privati confessionali (violazione della libertà di impresa), un formalismo che ammette una volontà esprimibile "oralmente o per espressioni facciali", un'informazione tardiva sui rischi (15% di vomito o convulsioni, 33% di decessi oltre un'ora, 7,6% oltre sei ore), l'esclusione dei prossimi da ogni ricorso prima dell'atto, infine la violazione del principio di dignità umana con l'introduzione di una "disponibilità giuridica" della vita.
Il principio di indisponibilità della vita umana, invocato a titolo di dignità costituzionale, si unisce alla dottrina cattolica. Il Catechismo della Chiesa cattolica, al n° 2277, considera l'eutanasia moralmente inaccettabile. Giovanni Paolo II, nell'Evangelium Vitae n° 65 (25 marzo 1995), la qualifica come "grave violazione della Legge di Dio, in quanto omicidio deliberato, moralmente inaccettabile, di una persona umana". Sant'Agostino, nel De libero arbitrio (I, 5, 11; PL 32, 1227), scrive "non videtur esse lex, quae iusta non fuerit": ciò che non è giusto non appare come legge. San Tommaso fa eco a questa formula nella Somma teologica (I-II, q. 96, a. 4).
Se il Consiglio costituzionale dichiara incostituzionali alcuni articoli, una navetta parlamentare correttiva sospenderebbe la promulgazione dei decreti di applicazione. Una conformità sotto riserva validerebbe la legge ma imporrebbe delle rettifiche con circolare, in particolare sulla clausola di coscienza e sul regime degli istituti privati confessionali.
La debolezza del ricorso sta nel fatto che nessuna fonte primaria di diritto naturale vi figura: la dignità è invocata solo sul terreno costituzionale positivo. Il magistero, invece, la fonda sulla creazione a immagine di Dio (Gn 1, 27). Il fatto che Roma non sia citata si spiega con la logica del contenzioso, ma lascia la dottrina fuori dalla porta del diritto.
Pregare per i nove saggi, scrivere al proprio parlamentare, sostenere le Piccole Sorelle dei Poveri e le congregazioni gestori di istituti di salute. Da monitorare: il calendario di decisione del Consiglio, l'atteggiamento dei vescovi diocesani, la clausola di coscienza istituzionale.
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Articolo prodotto da intelligenza artificiale, riletto sotto controllo editoriale umano.
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