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Mgr Marc Aillet (Bayonne) irrigidisce la posizione francese: votare la legge espone al rischio di non poter più ricevere la comunione. La disciplina sacramentale si allinea alla dottrina morale.
Abbiamo riferito del voto dell'Assemblea nazionale sull'aiuto a morire. Monsignor Marc Aillet, vescovo di Bayonne, Lescar e Oloron, compie un ulteriore passo. In una dichiarazione pubblica diffusa il 14 luglio 2026, avverte i deputati cattolici che un voto favorevole alla legge li metterebbe nell'impossibilità di ricevere la comunione. La sanzione non è più solo morale, ma riguarda l'accesso ai sacramenti.
Questa parola si inserisce nel canone 915 del Codice di Diritto canonico, che vieta di ammettere alla santa comunione coloro che perseverano con ostinazione in un peccato grave manifesto. Evangelium vitae (Giovanni Paolo II, 1995, n° 73) qualifica l'eutanasia come una grave violazione della Legge di Dio e ricorda che nessuna legge civile può legittimarla. Il Catechismo della Chiesa cattolica (n° 2277) è chiaro: qualunque ne siano i motivi e i mezzi, l'eutanasia diretta è moralmente inaccettabile. Il vescovo di Bayonne non fa quindi altro che applicare, con carità e fermezza, una disciplina che esiste. Ricorda agli eletti che la comunione non è un diritto sociale. È il sacramento dell'unità nella fede e nella vita morale.
Un deputato cattolico che votasse questa legge non potrebbe più, in coscienza, avvicinarsi alla Mensa del Signore senza commettere un sacrilegio. Ecco la questione interiore che ogni parlamentare battezzato deve ora portare con sé fino all'urna elettorale.
Articolo prodotto da intelligenza artificiale, riletto sotto controllo editoriale umano.
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