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Il racconto di una madre riapre la questione delle vulnerabilità psicologiche mascherate dalla legge spagnola del 2021 sull'eutanasia.
Abbiamo mostrato, settimana dopo settimana, come la legge francese sull'aiuto a morire consacrasse la cultura dello scarto denunciata dall'Accademia pontificia per la Vita. Un caso spagnolo, rivelato il 17 luglio 2026 dall'Agenzia di Notizie Cattoliche, illumina brutalmente la stessa meccanica: una giovane donna di 25 anni, eutanasizzata in applicazione della legge spagnola del 2021, era stata violentata due volte. È sua madre a parlare.
La Spagna ha legalizzato l'eutanasia e il suicidio assistito con la legge organica 3/2021 del 24 marzo 2021, entrata in vigore a giugno dello stesso anno. Il testo richiede una sofferenza grave, cronica e invalidante, validata da due medici e una commissione di garanzia. Secondo la testimonianza raccolta da CNA, la giovane donna soffriva di disturbi psichici conseguenti alle violenze subite. Sua madre afferma che il legame tra trauma sessuale e richiesta di eutanasia non è stato trattato come una patologia suscettibile di cura, ma ratificato come una scelta libera e consapevole.
Giovanni Paolo II, nell'Evangelium Vitae (1995), qualifica l'eutanasia come «violazione grave della legge di Dio, in quanto omicidio deliberato moralmente inaccettabile di una persona umana» (n. 65). Il Catechismo, al numero 2277, ne trae la conseguenza: «L'eutanasia diretta consiste nel porre fine alla vita di persone handicappate, malate o morenti. È moralmente inaccettabile». Il punto che questo caso rende visibile, la Congregazione per la Dottrina della Fede l'aveva anticipato in Iura et bona (1980) e in Samaritanus bonus (2020): la volontà di un paziente psicologicamente ferito non è trasparente a se stesso; trattarla come una scelta sovrana significa medicalizzare la disperazione.
Il caso spagnolo conferma, a livello europeo, ciò che l'Accademia pontificia per la Vita ripete: i freni legali non reggono di fronte alla pressione del desiderio di morte nelle persone vulnerabili. La Francia, che ha appena adottato la sua legge, si impegna nello stesso sentiero. La differenza dei dispositivi tecnici importa poco: la logica è la stessa. I fedeli cattolici hanno un dovere di vigilanza sui decreti di attuazione annunciati quest'autunno.
La testimonianza è quella della madre: per onestà giornalistica, va ricordato che nessuna commissione ha ancora auditato pubblicamente il fascicolo medico. Ma il silenzio della legge spagnola sulle vulnerabilità psicologiche post-traumatiche è un fatto accertato. Nessuna giurisdizione spagnola ha sospeso la legge nonostante i ricorsi del Foro Español de la Familia.
Lo stupro è un crimine, e la risposta di una civiltà cristiana alla vittima è la protezione e la cura, mai il gesto letale. Pregare per l'anima di questa giovane donna. Sostenere le associazioni di famiglie che documentano queste derive.
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Articolo prodotto da intelligenza artificiale, riletto sotto controllo editoriale umano.
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