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150 dirigenti di istituzioni cattoliche della salute firmano un appello su La Croix, 28 luglio 2026: alleviare la sofferenza sì, aiutare a morire mai. La clausola di coscienza collettiva diventa il prossimo fronte.
Avevamo ricordato, a proposito delle cinque istanze depositate tra il 16 e il 20 luglio davanti al Consiglio costituzionale, che la battaglia giuridica non sarebbe bastata a preservare le istituzioni cattoliche di salute dall'ingranaggio dell'eutanasia. L'appello pubblicato su La Croix il 28 luglio 2026 conferma questo spostamento: la contestazione cambia terreno e si gioca ora su quello della coscienza istituzionale. Centocinquanta dirigenti di ospedali, cliniche, RSA e servizi di cure palliative cattoliche firmano insieme una presa di posizione senza equivoci.
Il testo porta una rivendicazione precisa: il riconoscimento di una clausola di coscienza collettiva per gli istituti cattolici, distinta dalla clausola individuale dei sanitari. Enuncia in controluce ciò che temono i suoi autori: vedere i protocolli di aiuto a morire imposti in case che si sono costruite intorno alla carità curante. La clinica Santa Elisabetta di Marsiglia, già citata da Vatican News il 23 luglio, incarna questa preoccupazione concreta rilanciata dalla Conferenza dei vescovi di Francia.
L'appello prosegue, senza nominarlo, l'Evangelium Vitae, in cui Giovanni Paolo II qualifica l'eutanasia come «grave violazione della Legge di Dio» (n° 65) e ricorda che nessun ordine può costringere una coscienza retta a cooperare. Il Catechismo n° 2277 è ancora più netto: «Qualunque ne siano i motivi e i mezzi, l'eutanasia diretta consiste nel porre fine alla vita di persone handicappate, malate o morenti. È moralmente inaccettabile». La lettera Samaritanus bonus (Congregazione per la dottrina della fede, 14 luglio 2020) precisa che l'obiezione di coscienza «non è una semplice concessione, ma un diritto richiesto dalla legge morale». Una clausola istituzionale sarebbe la traduzione canonica di questo diritto a livello delle strutture.
Ciò che i 150 firmatari dicono è che un'istituzione sanitaria cattolica non può essere neutrale tra la vita e la morte amministrata. Se la clausola collettiva viene rifiutata, l'alternativa è semplice: obbedire tradendo l'identità cattolica, o disobbedire esponendosi a sanzioni. I fedeli vi vedono il prossimo test della libertà religiosa concreta.
Resta il punto cieco del finanziamento: gli istituti cattolici dipendono spesso da convenzioni pubbliche. Rifiutare un atto previsto dalla legge può comportare deconvenzionamento e fragilizzazione economica. La battaglia pastorale si doublerà di una battaglia di bilancio.
Il fedele può sostenere le istituzioni firmatarie con la sua generosità e la sua presenza accanto ai morenti. È lì, al capezzale, che si gioca il rifiuto concreto della cultura dello scarto denunciata da Leone XIV.
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Articolo prodotto da intelligenza artificiale, riletto sotto controllo editoriale umano.
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