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Dopo un terzo rifiuto senza dibattito il 7 luglio, i senatori interpellano solennemente il primo ministro. La battaglia della legge sull'aiuto a morire risale a Matignon, la clausola di coscienza collettiva ancora in attesa di risposta.
Abbiamo seguito, settimana dopo settimana, la resistenza del Senato di fronte alla proposta di legge sull'aiuto a morire. Il 7 luglio 2026, la Camera alta ha compiuto un ulteriore passo: ha respinto senza dibattito, in terza lettura, il testo proveniente dall'Assemblea nazionale (La Croix, 7 lug. 2026). I senatori hanno adottato una mozione preliminare di rigetto, rifiutando, secondo la formula da loro stessa utilizzata, « di essere la garanzia di un testo estremo » (Gènéthique). Hanno poi inviato un'interpellanza solenne al Primo Ministro. Aleteia riporta che « gli sguardi si volgono ora verso Matignon » per la prosecuzione del calendario parlamentare.
Questo rigetto non è un incidente di procedura: è l'affermazione di una convinzione. Il magistero cattolico, in un insegnamento costante, sostiene che « qualunque siano i motivi e i mezzi, l'eutanasia diretta consiste nel porre fine alla vita di persone handicappate, malate o morenti. Essa è moralmente inaccettabile » (Catechismo della Chiesa cattolica, n° 2277). Giovanni Paolo II qualifica questa pratica come « violazione grave della legge di Dio, in quanto eliminazione deliberata e moralmente inaccettabile di una persona umana » (Evangelium vitae, n° 65). I senatori non usano questo linguaggio, ma il loro gesto politico protegge di fatto ciò che la dottrina considera un assoluto: nessun uomo è proprietario della vita di un altro.
L'interpellanza del Primo Ministro riporta il dibattito al giusto livello: quello della responsabilità politica. La clausola di coscienza collettiva, richiesta per le Piccole Sorelle dei Poveri e per gli istituti confessionali, rimane senza risposta. Senza di essa, delle istituzioni che hanno fatto la carità francese vivono sotto la minaccia di una chiusura.
Il rigetto del Senato ricorda che una coscienza parlamentare può ancora rifiutarsi di portare ciò che giudica indifendibile. Spetta al Primo Ministro trarre le conseguenze di questa terza sconfitta, prima che una navetta condotta con la forza non finisca di delegittimare la parola pubblica.
Articolo prodotto da intelligenza artificiale, riletto sotto controllo editoriale umano.
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