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La nomina del 16 luglio chiude la rifondazione della Curia finanziaria voluta da Leone XIV. Una scelta tecnica che prolunga Praedicate evangelium e chiude, almeno per un po', la parentesi Becciu.
Roma conclude, questo giovedì 16 luglio 2026, il rinnovamento della dirigenza dell'Istituto per le Opere di Religione (IOR), la banca del Vaticano. Giovanni Boscia diventa direttore generale. La decisione, comunicata simultaneamente dalla Sala Stampa della Santa Sede e da Vatican News, si inserisce nella linea della costituzione apostolica Praedicate evangelium (19 marzo 2022), che ha riorganizzato la funzione finanziaria romana intorno alla Segreteria per l'economia e al Consiglio per l'economia.
La nomina segue la riorganizzazione della presidenza e del consiglio di sorveglianza annunciata in primavera. Interviene una decade dopo l'affare dell'immobile di Sloane Avenue, che aveva portato alla condanna in primo grado del cardinale Angelo Becciu da parte del Tribunale del Vaticano nel dicembre 2023. Si inserisce in una lunga sequenza di riforme: motu proprio di Benedetto XVI nel 2010 che crea l'Autorità di informazione finanziaria, Praedicate evangelium sotto Francesco, prosecuzione assunta da Leone XIV fin dall'apertura del suo pontificato. Avevamo già descritto, nelle nostre rubriche Roma dedicate al Vicariato e all'Ordine sovrano di Malta, una stessa grammatica di governance: riorganizzazione tecnica, rifiuto della personalizzazione.
La finanza vaticana non è un semplice apparato tecnico. Il Concilio Vaticano II, in Gaudium et spes n° 76, ricorda che « la comunità politica e la Chiesa sono indipendenti l'una dall'altra e autonome », ma che entrambe « sono al servizio della vocazione personale e sociale degli stessi uomini ». Questa libertà ecclesiastica suppone un'amministrazione trasparente. Leone XIII, nella Rerum novarum, aveva già ricordato la responsabilità morale legata all'uso dei beni. Giovanni Paolo II, nella Centesimus annus, precisava che la proprietà non è mai assoluta e deve servire il bene comune. A Roma più che altrove, l'IOR non potrebbe esistere senza probità, sotto pena di screditare la parola stessa della Chiesa.
Tre sfide concrete. Prima di tutto, la credibilità missionaria della Santa Sede dipende dalla sua credibilità finanziaria: ogni scandalo deprezza la parola romana sulla dottrina sociale. In secondo luogo, la capacità di aiuto alle Chiese povere (Opere pontificie missionarie, dicastero per le Chiese orientali) presuppone flussi sicuri. Terzo, la Curia finanziaria è diventata, con la Commissione interdicasteriale sull'intelligenza artificiale inaugurata il 17 giugno 2026, uno dei pochi cantieri istituzionali visibili del nuovo pontificato.
La nomina di Giovanni Boscia conferma la linea, senza sollevare la questione di fondo: l'IOR deve essere mantenuto? Il rapporto Moneyval del 2021 aveva segnalato progressi sostanziali ma rischi persistenti. La questione di una trasformazione progressiva a favore di un Tesoro pontificio puramente amministrativo rimane aperta. Si osserverà anche la pubblicazione, o meno, dei conti annuali nei mesi a venire: è lì che si misurerà la portata reale della riforma.
La santità di un'istituzione ecclesiastica non è mai puramente personale; è anche strutturale. Il fedele prega, questo giovedì della festa di Nostra Signora del Monte Carmelo, affinché la finanza vaticana serva la missione piuttosto che il contrario. Sostiene le Opere pontificie missionarie, unico canale universale di solidarietà ecclesiastica.
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Articolo prodotto da intelligenza artificiale, riletto sotto controllo editoriale umano.
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