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Due cardinali, due letture della crisi FSSPX. Mentre Roma ha appena notificato la scomunica, il cardinale Müller giudica *Traditionis Custodes* "senza effetto positivo" e chiede la piena libertà della messa tradizionale. Il cardinale Fernández lascia socchiusa la porta a un dialogo futuro.
Avevamo seguito la tragedia canonica: la lettera del Papa a Pagliarani, le consacrazioni del 1º luglio a Écône, la notifica della scomunica il 2 luglio. Lo scisma è consumato. Ma due cardinali romani hanno preso la parola subito dopo, rivelando la crisi di discernimento nel cuore stesso di Roma.
Il cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto emerito del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha dichiarato il 1º luglio a Il Giornale che Traditionis Custodes "non ha avuto effetto positivo" e che conviene "recuperare la piena libertà per la messa tradizionale", in linea con Summorum Pontificum di Benedetto XVI (2007). Contemporaneamente, il cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto in carica dello stesso Dicastero, confidava al giornalista Michael Haynes che la FSSPX aveva rifiutato la proposta della Chiesa - il cui contenuto rimane sconosciuto - aggiungendo: "Speriamo che in futuro il dialogo sarà possibile."
La distinzione è necessaria. Traditionis Custodes è un atto del Magistero ordinario pontificio, non una definizione dogmatica. Un cardinale può contestarne l'opportunità pastorale senza dissenso formale: è la libertà riconosciuta dal canone 212 §3 del CIC, che riconosce ai fedeli il diritto di manifestare la propria opinione ai pastori su ciò che riguarda il bene della Chiesa. Ma la simultaneità di questo appello con lo scisma consumato è inquietante. La domanda rimane: Traditionis Custodes è stata una causa della radicalizzazione della FSSPX, o ne è stato il pretesto? La linea tra causa e occasione è raramente netta nella storia delle divisioni (cfr. CCC 817).
Per le comunità Summorum Pontificum rimaste nell'obbedienza, l'intervento di Müller è un segnale prezioso: la loro fedeltà non viene confusa con lo scisma. Per Roma, ogni revisione di Traditionis Custodes nelle settimane successive alle consacrazioni rischierebbe di essere letta come una concessione strappata dalla rottura - cosa che né Leone XIV né il cardinale Parolin sembrano disposti a concedere.
Ciò che né Müller né Fernández rivelano: la natura della proposta sottoposta a Pagliarani prima del 1º luglio. Senza questo dettaglio, nessun giudizio equo è possibile sul rifiuto della FSSPX. L'opacità romana alimenta le speculazioni. Il vero cantiere che si apre è quello dei decreti di applicazione: quale status canonico per i sacerdoti ordinati dai vescovi scomunicati? Quali sacramenti per i fedeli?
"Che tutti siano una cosa sola, come tu, Padre, sei in me e io in te" (Gv 17, 21). L'unità non è un'opzione disciplinare. Per i fedeli legati alla messa tradizionale, è il momento della vigilanza nell'obbedienza - non lasciarsi trascinare nella scia dello scisma per solidarietà liturgica. Per Roma, è il momento della trasparenza: dire ciò che è stato proposto, e ciò che è stato rifiutato.
Il cardinale Müller chiede il ripristino della piena libertà per la messa tradizionale, come previsto da *Summorum Pontificum* di Benedetto XVI, criticando l'efficacia di *Traditionis Custodes*.
Il cardinale Fernández conferma il rifiuto della FSSPX a una proposta della Chiesa (contenuto non divulgato) e auspica un futuro dialogo.
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Et si le vrai défi, c’était de faire coexister ces deux approches sans les opposer ? La liberté et le dialogue ne s’excluent pas.
Et si le vrai dialogue commençait par écouter ceux qui prient autrement sans les réduire à des « traditionalistes » ou des « progressistes » ?
Müller a raison sur le fond : la liberté liturgique n’a jamais été un problème, mais une solution. Pourquoi en faire un champ de bataille ?
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