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Due settimane dopo le consacrazioni scismatiche di Ecône, una voce romana esperta ricorda che l'unità non si costruisce contro il rito antico.
Il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo emerito di Genova e già presidente della Conferenza Episcopale Italiana (2007-2017), è intervenuto il 9 luglio 2026 sulle colonne di Infovaticana per difendere la convivenza pacifica tra la messa tradizionale e il Novus Ordo. La sua parola acquista peso in un clima particolare: a due settimane appena dai sacri scismatici di Ecône del 1° luglio e dalla notifica da parte del Dicastero per la Dottrina della Fede della scomunica latae sententiae dei sei vescovi coinvolti. Il cardinale invita a non identificare l'adesione al rito antico con la rottura con Roma.
La voce di Bagnasco conta. Ricorda che Summorum Pontificum (Benedetto XVI, 7 luglio 2007, art. 1) poneva come principio che la forma straordinaria del rito romano « non è mai stata abrogata » e rimane un tesoro della Chiesa. Il Concilio Vaticano II, in Sacrosanctum Concilium n° 4, professava il rispetto « uguale » dovuto a « tutti i riti legittimamente riconosciuti », e la Chiesa « vuole in futuro conservarli e favorirli in ogni modo ». La restrizione imposta da Traditionis custodes (2021), mantenuta da Leone XIV, non ha spento il dibattito teologico. Il cardinale parla da pastore, non da polemista: ricorda che nessuna pastorale ha mai guadagnato colpendo i suoi fedeli, e che l'esclusione liturgica alimenta le tentazioni scismatiche molto più di quanto non le curi. Distinguere tra l'adesione legittima alla Tradizione e la vera dissidenza è il primo dovere di un vescovo.
Pregare per i vescovi che, a Roma, sapranno mantenere questa distinzione. La saggezza degli antichi conta quando i nuovi decidono: il patrimonio liturgico della Chiesa è un bene comune prima di essere un motivo di disciplina.
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