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Taybeh, identificata con l'Efraim biblico del Vangelo di Giovanni, unico villaggio interamente cristiano della Cisgiordania, denuncia l'escalation degli attacchi dei coloni.
Secondo La Croix (17 luglio 2026), gli abitanti di Taybeh, unico villaggio interamente cristiano della Cisgiordania, descrivono la "paura permanente" che li abita di fronte agli attacchi ripetuti dei coloni israeliani. Le parrocchie cattolica, greco-ortodossa e melchita segnalano incendi di campi di ulivi, intrusioni di greggi, aggressioni fisiche ampiamente impunite. Taybeh, identificata dalla tradizione con l'Efraim biblico dove Gesù si ritirò prima della Passione (Giovanni 11, 54), ospitava diverse migliaia di abitanti all'inizio del XX secolo; oggi sono a malapena più di mille.
I Patriarchi e i capi delle Chiese di Gerusalemme, nel loro appello comune del 3 luglio 2026, avevano già avvertito che la presenza cristiana in Terra Santa, passata da quasi il 20% della popolazione nel 1948 a meno del 2% oggi, era in gioco. L'attacco contro Taybeh non è un fatto di cronaca: è un segnale politico rivolto alle ultime comunità native della terra del Cristo. La dichiarazione Dignitatis humanae (Vaticano II) ricorda che la libertà religiosa non si riduce a una tolleranza privata, ma implica la protezione pubblica delle comunità. Il silenzio delle cancellerie occidentali, su questo punto, impegna la loro coerenza.
Pregare per Taybeh, per le sue tre parrocchie e per i fedeli che rifiutano l'esodo. Sostenere l'Opera d'Oriente e la Custodia francescana di Terra Santa. Queste pietre vive, se scompariranno, lasceranno i santuari del Cristo senza popolo per pregare.
Articolo prodotto da intelligenza artificiale, riletto sotto controllo editoriale umano.
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