Israele: più di 80 attacchi contro i cristiani in tre mesi, il numero che accusa

Seguito della vicenda : Accordo USA-Iran: il protocollo firmato, Ormuz aperto poi richiuso, i cristiani attendono· Episodio 10/10

MondeRiservato ai membri 40 min ago0Aggiungi ai preferiti

Israele: più di 80 attacchi contro i cristiani in tre mesi, il numero che accusa
Illustration : Marie Yukimura Saitō

Vatican News pubblica il dato: 80 attacchi registrati tra aprile e giugno 2026, a Gerusalemme e a Nazareth. La Terra Santa si svuota in silenzio.

Contexte

Abbiamo segnalato nel numero 2 l'appello comune dei Patriarchi di Gerusalemme, lanciato il 3 luglio 2026, per proteggere la presenza cristiana in Terra Santa. Tre giorni dopo, Vatican News pubblica un dato: più di 80 attacchi sono stati registrati contro i cristiani di Israele tra aprile e giugno 2026. Il conto include aggressioni fisiche, sputi su chierici, profanazioni e intrusioni nei luoghi di culto. La violenza è concentrata a Gerusalemme e a Nazareth.

I fatti

Secondo il rapporto del Religious Freedom Data Center (RFDC) rilanciato da Vatican News il 6 luglio 2026, più di 80 attacchi contro cristiani sono stati documentati in Israele nel trimestre che va da aprile a giugno 2026. Sono registrate: aggressioni verbali e fisiche, spesso commesse alla luce del sole e talvolta da minorenni, degradazioni di luoghi di culto, sputi su chierici in abito religioso. L'Aide à l'Église en Détresse, nel suo rapporto 2026 sulla libertà religiosa, conferma la tendenza generale: la comunità cristiana di Israele e dei territori palestinesi è passata da circa il 20 per cento della popolazione nel 1948 a meno del 2 per cento oggi.

Analisi dottrinale

La Chiesa ha una dottrina chiara. Il Concilio Vaticano II, in Nostra Aetate (n° 5, 28 ottobre 1965), condanna ogni discriminazione esercitata contro gli uomini in ragione della loro razza, del loro colore, della loro condizione o della loro religione. Il Compendio della dottrina sociale (n° 505) riconosce la protezione delle minoranze religiose come un diritto fondamentale. La Custodia francescana, custode dei Luoghi Santi per bolla di Clemente VI (Gratias agimus, 21 novembre 1342), ricorda che la presenza cristiana in Terra Santa possiede una significazione teologica irrinunciabile: essa attesta l'istoricità dell'Incarnazione. Ogni politica che svuota questi luoghi della loro sostanza cristiana ferisce gravemente la testimonianza cattolica.

Sfide per la Chiesa

La quasi-disparizione dei cristiani di Gerusalemme, Betlemme e Nazareth non sarebbe solo un dramma umano: priverebbe il Popolo di Dio della sua memoria vivente. I fedeli cristiani palestinesi e arabi israeliani si trovano di fronte a una scelta corneliana: partire o subire. La Custodia francescana, presente senza interruzione sui Luoghi Santi da quasi sette secoli, non può compiere la sua vocazione se non appoggiata su una comunità locale vivente.

Lettura critica e angoli morti

Le grandi cancellerie occidentali, pronte a denunciare le persecuzioni altrove, si astengono quasi sistematicamente di fronte alle violenze anti-cristiane in Israele. L'accordo USA-Iran del 19 giugno 2026, che avrebbe potuto includere una clausola di protezione delle minoranze cristiane d'Oriente, non ne dice nulla. Questa dissimetria conferma un angolo morto ricorrente del discorso occidentale sulla libertà religiosa, regolarmente documentato dai rapporti annuali di Portes Ouvertes e dell'Aide à l'Église en Détresse.

Da meditare e agire

Non lasciamo spegnere le pietre vive della Terra Santa. Sostegniamo AED, Portes Ouvertes e l'opera della Custodia francescana, con la preghiera e il dono. Scriviamo ai nostri eletti per esigere che la protezione dei cristiani d'Oriente diventi una condizione di ogni accordo diplomatico. Il pellegrinaggio ai Luoghi Santi rimane, per ogni cattolico, un dovere di memoria e di solidarietà concreta.

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Pierre-Antoine VasseurGrand reporter, Église universelle & persécutions
Grand reporter, il suit l'Église universelle et les chrétiens persécutés à travers le monde.
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