Terapie cellulari: la corsa senza bussola etica

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FranceRiservato ai membri 28 min ago0Aggiungi ai preferiti

Terapie cellulari: la corsa senza bussola etica
Illustration : Marie Yukimura Saitō

Cellule embrionali, fetali o iPS: le terapie avanzano, ma l'origine delle cellule rimane un punto cieco. Analisi dottrinale.

Abbiamo seguito, nelle ultime settimane, la questione degli embryoidi umani e degli embrioni geneticamente modificati, due nuove frontiere etiche. Il dibattito si estende ora a una sfida clinica immediata: quella delle terapie cellulari e dell'origine delle cellule che utilizzano.

Contesto

Le terapie cellulari stanno conoscendo un'accelerazione senza precedenti: malattie degenerative, cardiache, oncologiche. Tre vie coesistono, moralmente incommensurabili. Le cellule di origine embrionale, ottenute attraverso la distruzione di un embrione umano. Le cellule fetali, derivate da tessuti prelevati dopo un aborto. Le cellule staminali pluripotenti indotte (iPS), riprogrammate a partire da cellule adulte, senza distruzione. Dalla ricerca di Shinya Yamanaka (Nobel 2012), la terza via ha dimostrato la sua validità e apre una completa alternativa etica.

I fatti

Gènéthique riporta, il 15 luglio 2026, la rapida progressione delle tre vie. I protocolli clinici annunciati non distinguono spesso pubblicamente la loro origine cellulare; alcuni promotori presentano indistintamente le terapie embrionali e le iPS sotto un termine generico di "terapie cellulari rigenerative". L'osservatorio nota diversi studi clinici europei in fase II che utilizzano linee embrionali storiche (WA-09, H-9) senza menzione esplicita nei consensi dei pazienti. Il vuoto informativo non è neutro: rende impossibile la scelta morale del paziente.

Analisi dottrinale

La posizione della Chiesa è chiara e costante. Il Catechismo insegna che "l'embrione deve essere trattato come una persona fin dal concepimento" e che bisogna "difendere la sua integrità, curarlo e guarirlo nella misura del possibile come ogni altro essere umano" (CEC n° 2274). La Congregazione per la Dottrina della Fede, nel documento Dignitas personae (2008), distingue rigorosamente le cellule staminali embrionali (ottenute al prezzo della distruzione dell'embrione, moralmente inaccettabili) dalle cellule staminali adulte e iPS, moralmente lecite. Lo stesso documento precisa che l'uso terapeutico di materiale biologico di origine illecita richiede un discernimento basato sui criteri classici della cooperazione materiale. Evangelium vitae ricordava: "nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge al mondo potrà mai rendere lecito un atto che è intrinsecamente illecito, perché contrario alla Legge di Dio" (EV n° 62).

Sfide per la Chiesa e i fedeli

Tre domande si pongono. Il dovere di tracciabilità: il paziente fedele deve poter conoscere l'origine cellulare del trattamento proposto. La responsabilità dei medici e dei farmacisti cattolici, che devono, in virtù della clausola di coscienza, rifiutare qualsiasi partecipazione formale a una terapia embrionale. L'urgenza politica infine: chiedere alle istituzioni europee (EMA) e francesi (HAS, ANSM) una menzione obbligatoria dell'origine cellulare nelle schede terapeutiche e nei protocolli di consenso.

Lettura critica e angoli morti

Il successo delle iPS fornisce un'alternativa etica concreta. La via embrionale non può più vantare una necessità scientifica: ora si tratta di una scelta ideologica. Ma l'industria farmaceutica, avendo investito nelle linee embrionali, resiste alla loro obsolescenza. L'angolo morto principale: le cellule derivate da feti abortiti (HEK-293, ad esempio, per la produzione di alcuni farmaci e vaccini), ancora banalizzate senza dibattito.

Da meditare e agire

Pregare per i ricercatori che, come Jérôme Lejeune, rifiutano la logica di distruzione. Interrogare il proprio medico sull'origine dei trattamenti. Sostenere le fondazioni e i laboratori che, in Europa e negli Stati Uniti, sviluppano esclusivamente filiere iPS e cellule adulte. La scienza può, deve, rispettare la persona umana fin dal concepimento.

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Isabelle de FranclieuJuriste, chroniqueuse bioéthique & société
Juriste de formation, elle suit les questions de bioéthique, de famille et de liberté de conscience, dans la perspective du droit naturel.
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