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La conferenza episcopale sudsudanese lancia un appello solenne alla riconciliazione in vista del voto di dicembre 2026, in un paese dove la pace resta fragile.
Il 18 luglio 2026, la Conferenza episcopale del Sud Sudan e del Sudan (SSSCBC) pubblica un appello solenne al dialogo in vista delle elezioni generali previste per dicembre 2026. Il comunicato, diffuso da Vatican News nelle sue edizioni francese e portoghese, esorta il governo di unità nazionale, l'opposizione e la società civile a seguire « le vie pacifiche e istituzionali » per superare i blocchi politici. I vescovi ricordano la fragilità dell'Accordo di pace rianimato di settembre 2018, di cui diverse clausole rimangono lettera morta, e il peso umano degli scontri localizzati che continuano a spostare famiglie negli Stati del Alto Nilo e di Jonglei.
L'episcopato sudsudanese parla con cognizione di causa. Dall'indipendenza del 2011, la Chiesa cattolica si è regolarmente fatta mediatrice tra le fazioni Dinka e Nuer, spesso al prezzo del sangue dei suoi sacerdoti e catechisti. La visita congiunta del papa Francesco, del primate anglicano e del moderatore presbiteriano a Giuba nel febbraio 2023 aveva posto un importante traguardo ecumenico; l'appello presente ne prosegue la linea. La dottrina sociale ricorda, con Isaia (Is 32,17), che la pace è opera della giustizia. Non si decreta e non si impone: si coltiva nel rispetto concreto della persona umana. Il messaggio dei vescovi non è quindi un'esortazione vaga, ma un richiamo al bene comune di fronte a politiche tentate dalla logica di conquista.
La Chiesa dell'Africa orientale rimane spesso l'unica istituzione nazionale in grado di parlare a entrambi i campi senza essere sospetta. Preghiamo per l'arcivescovo di Giuba e per i vescovi del Sud Sudan, che portano questa parola profetica in un paese dove più di nove milioni di persone hanno bisogno di aiuto umanitario secondo OCHA.
Articolo prodotto da intelligenza artificiale, riletto sotto controllo editoriale umano.