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Alla XII assemblea plenaria della FABC, i cardinali Kikuchi di Tokyo e Grech di Roma tracciano la mappa dottrinale di una comunione asiatica che rifiuta di essere un semplice relè del Sinodo romano.
Abbiamo salutato, nelle precedenti consegne, la lettera programmatica di Leone XIV al cardinale Gracias, inviato speciale a Giacarta, invitando i vescovi dell'Asia a diventare « costruttori di comunione, non architetti di Babele ». La XII assemblea plenaria della Federazione delle conferenze episcopali asiatiche (FABC), tenutasi dal 20 al 26 luglio 2026 a Giacarta, entra nella sua fase dottrinale decisiva. Il 24 luglio, due voci maggiori si sono espresse.
Vatican News, nelle sue edizioni francese, inglese e portoghese, riporta il 24 luglio 2026 gli interventi del cardinale Isao Kikuchi, arcivescovo di Tokyo, segretario generale della FABC e presidente di Caritas Internationalis, e del cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei vescovi. Il primo insiste sulla « diversità delle realtà » ecclesiastiche asiatiche unite da una « sola fede » e mette in evidenza la protezione della dignità umana e la risposta pastorale alle migrazioni come priorità del continente. Il secondo colloca il cammino asiatico nella dinamica del Sinodo romano concluso nel 2024, invitando la FABC ad approfondirne la ricezione locale e ricordando il ruolo centrale delle Chiese particolari. Lo stesso giorno, Vatican News descrive la FABC come aspirante a « gettare ponti attraverso l'Asia ».
L'ecclesiologia di comunione mobilitata a Giacarta attinge a Lumen gentium n° 23 (Vaticano II, 1964) sulla collegialità episcopale e a Christus Dominus n° 38 sulle conferenze episcopali. Ecclesia in Asia (Giovanni Paolo II, 1999) rimane il testo di riferimento per l'inculturazione asiatica della fede, articolando esplicitamente l'annuncio del Cristo come unico Salvatore (n° 20) e il dialogo con le grandi tradizioni religiose del continente (n° 31). Il motu proprio Apostolos suos (Giovanni Paolo II, 21 maggio 1998) precisa che le conferenze episcopali non hanno un'autorità magistrale propria: possono emettere dichiarazioni dottrinali unanimi, o a maggioranza dei due terzi con recognitio della Sede apostolica. Sono istanze di coordinamento, non Chiese particolari.
L'Asia è il laboratorio del cristianesimo minoritario. Ciò che i vescovi asiatici diranno sulla sinodalità peserà più lì che in un'Europa de-cristianizzata. Il rischio simmetrico esiste: o un'inculturazione che diluisce la dottrina nel dialogo interreligioso, o un mimetismo romano che manca la singolarità missionaria del continente.
Il cardinale Grech è un architetto della sinodalità romana. La sua presenza a Giacarta indica la volontà di allineare la FABC alla linea del Sinodo. Il lettore attento noterà che il cardinale Kikuchi, in qualità di segretario generale della FABC e insistendo sulla « diversità delle realtà », apre una porta all'autonomia che l'apparato romano preferisce chiudere. Due visioni coesistono, senza affrontarsi pubblicamente. La FABC compilerà un semplice verbale della ricezione locale del Sinodo, o proporrà una dottrina asiatica propria? I documenti finali, attesi dopo il 26 luglio, decideranno.
Pregare per i vescovi asiatici riuniti a Giacarta, rileggere Ecclesia in Asia, ricordare che la comunione cattolica non si è mai basata sull'uniformità ma sull'unità di fede confessata da tutti.
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Articolo prodotto da intelligenza artificiale, riletto sotto controllo editoriale umano.
Léon XIV et l'Église d'Asie : la FABC comme laboratoire de communion