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Il Segretario di Stato del Santo Padre chiede la ripresa dei negoziati con Teheran, un mese dopo il crollo pratico del protocollo USA-Iran del 19 giugno. Roma mantiene il filo che gli Stati tagliano.
Abbiamo seguito la firma in giugno 2026 del protocollo USA-Iran, protocollo che avevamo detto fragile per due ragioni: nessuna clausola di protezione delle minoranze cristiane d'Oriente, nessuna garanzia sullo stretto di Ormuz. Le due fragilità si sono verificate in poche settimane. Il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato del Santo Padre, si è espresso il 22 luglio 2026 durante una serata romana, riportata da Vatican News nella sua edizione tedesca, per chiamare a « riprendere le negoziazioni » con Teheran. La dichiarazione prolunga la linea romana costante: preferire il dialogo sempre aperto alla logica degli ultimatum.
Il discorso si inserisce nel quadro di contatti diplomatici prolungati del Santo Padre con la Repubblica islamica. Il cardinale Parolin, « secondo uomo » del Santo Padre, afferma che « la violenza non porta a nulla » (Gewalt ist niemals zielführend) e ricorda la sua speranza che la Chiesa cattolica, con i suoi costanti avvertimenti sulla pace, possa contribuire alla fine dei conflitti attuali. Non menziona esplicitamente il protocollo del 19 giugno, né la questione nucleare, ma insiste sulla necessità di non lasciare che la rottura si instauri come un fatto compiuto. La dichiarazione interviene nel momento in cui Roma prosegue senza interruzione i suoi sforzi a favore dei cristiani d'Oriente.
La posizione vaticana si inserisce nella tradizione iniziata da Pacem in Terris (Giovanni XXIII, 1963), che pone che la pace autentica non può mantenersi che sulla fiducia reciproca e che la corsa agli armamenti non porta alcuna sicurezza duratura. Gaudium et spes (Concilio Vaticano II, 1965), al numero 82, chiede di « bandire l'idea che la guerra possa ancora essere un mezzo adatto » alla risoluzione delle controversie tra nazioni e invita a istituzioni internazionali capaci di imporre il disarmo progressivo. Non è ingenuità: è la dottrina costante della « presunzione contro la guerra », che Fratelli tutti ha recentemente ripreso rafforzandola.
Il discorso protegge concretamente i cristiani dell'Iran, comunità minoritaria presente fin dalle origini e particolarmente esposta in caso di rottura diplomatica completa. Ricorda anche che il Santo Padre dispone di un capitale diplomatico unico: la possibilità di parlare a coloro a cui nessuno parla più. Questo capitale ha valore solo se viene mobilitato nel momento in cui gli altri tacciono.
Resta che la questione nucleare non sarà risolta dalla sola diplomazia ecclesiastica. La Dichiarazione di Roma firmata al Campidoglio il 16 luglio 2026 chiedeva esplicitamente la distanza dell'intelligenza artificiale dai sistemi di comando nucleare. L'Iran non ne era parte. Il divario rimane tra l'agenda vaticana e le logiche di Stato.
Pregare per i negoziatori. Sostenere l'AED nel suo lavoro a favore dei cristiani dell'Iran. Non cedere al fatalismo dei blocchi.
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Articolo prodotto da intelligenza artificiale, riletto sotto controllo editoriale umano.
Accordo USA-Iran: il protocollo firmato, Ormuz aperto poi richiuso, i cristiani attendono