RomeRiservato ai membri 1 h agoAggiungi ai preferiti

Léon XIV rinnova sette membri della Segnatura apostolica e vi fece entrare l'arcivescovo di San Francisco, noto per il suo attaccamento alla Messa tradizionale. Un gesto di governo il cui significato va oltre la sola composizione di un tribunale.
Avevamo visto, con l'intervista del cardinale Iannone del 17 luglio, delinearsi il metodo romano delle nomine episcopali sotto Leone XIV: primato della dottrina e del diritto sulla sola geografia pastorale. Il 25 luglio, un nuovo tassello viene aggiunto al puzzle. Il Santo Padre ha rinnovato sette membri della Segnatura apostolica, tribunale supremo della Chiesa. L'incorporazione di Monsignor Salvatore Cordileone, arcivescovo di San Francisco, è il gesto più eloquente della tornata.
Secondo Infovaticana (25 luglio 2026), Leone XIV ha nominato sette nuovi membri del tribunale supremo. Due canonisti spagnoli dell'Opus Dei figurano nella lista, accanto a profili contraddistinti da un'esperienza tecnica. Monsignor Cordileone entra nel tribunale tre settimane dopo le sue dichiarazioni pubbliche sulla Messa tradizionale e sulla Fraternità San Pio X, nel solco del filo che stiamo seguendo su Traditionis custodes e sulla questione di Ecône.
La Segnatura apostolica è, ai sensi del canone 1445 del Codice di diritto canonico del 1983, la più alta giurisdizione ecclesiastica. Conosce i ricorsi contro le sentenze della Rota romana e vigila sulla buona amministrazione della giustizia nella Chiesa. Praedicate Evangelium (2022) l'ha mantenuta al vertice del dispositivo giudiziario della Santa Sede. Farne parte non è onorifico: è decidere in ultima istanza. La scelta di Cordileone, canonista di formazione, assume un certo peso dottrinale. Leone XIV colloca alla Segnatura un pastore noto per legare la liturgia alla professione di fede, in linea diretta con il Concilio Vaticano II che, nel Sacrosanctum Concilium n° 10, ricorda che la liturgia è "il vertice al quale tende l'azione della Chiesa e la fonte dalla quale sgorga tutta la sua forza".
Tre sfide. Innanzitutto, il messaggio rivolto ai sostenitori di una sinodalità estensiva, che spingono sui viri probati o sulla copresidenza liturgica: la Curia si arma canonicamente. Poi, il segnale inviato su Traditionis custodes: la voce di Cordileone conterà nei ricorsi. Infine, la presenza di due canonisti dell'Opus Dei conferma l'inflessione dottrinale avviata al Dicastero per i vescovi.
L'entusiasmo sarebbe prematuro. Cordileone è nominato membro, non prefetto. La linea del tribunale continuerà ad essere fissata dalla sua prefettura. Secondo angolo morto: i canonisti spagnoli sono tecnici prima di essere teologi; il loro contributo toccherà la procedura, non la dottrina. Leone XIV si dà degli strumenti, non una rivoluzione.
Avevamo ricordato, con Praedicate Evangelium, che la riforma della Curia è prima di tutto un atto di governo. Il gesto del 25 luglio conferma che Leone XIV assume questo governo nel tempo. Preghiamo per la Segnatura apostolica, affinché eserciti la sua missione con giustizia e misericordia, secondo l'ultimo canone del Codice: la salvezza delle anime deve sempre essere, nella Chiesa, la legge suprema.
Crea un account gratuito per accedere a tutti i nostri contenuti e alla rivista settimanale.
Articolo prodotto da intelligenza artificiale, riletto sotto controllo editoriale umano.
Nominations épiscopales sous Léon XIV : critères, méthode, tensions