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Il prefetto del Dicastero per i vescovi espone il metodo e gli assi di discernimento che guidano le nomine sotto il nuovo pontificato.
Dalla sua elezione l'8 maggio 2025, Léon XIV ha iniziato a imprimere il suo marchio sull'episcopato mondiale attraverso il canale ordinario di ogni pontificato: le nomine. Un'intervista concessa dal prefetto del Dicastero per i vescovi, il cardinale Iannone, pubblicata il 17 luglio 2026 da Infovaticana, solleva un po' il velo sul metodo romano attuale.
Il Prefetto ricorda il principio fondamentale: «Il vescovo è padre di tutta la comunità». Il Dicastero procede con una vasta consultazione degli vescovi del paese, dei nunzi apostolici e dei laici qualificati, poi sintesi e proposta al Papa. Tre criteri emergono: solidità dottrinale, capacità di governo, attenzione pastorale alle periferie. Il processo, regolato dalla costituzione apostolica Praedicate Evangelium (2022) e dal canone 377 del Codice del 1983, si vuole «metodico e pregando».
La formula «padre di tutta la comunità» non è una figura retorica. Si riferisce al munus regendi del vescovo descritto da Lumen Gentium 27: il pastore esercita l'autorità in persona Christi Capitis, e non per delega comunitaria. Il decreto Christus Dominus (Vaticano II, 1965), ai numeri 11 e 16, precisa che il vescovo è «il principio e il fondamento visibile dell'unità» della diocesi. Il Direttorio per il ministero pastorale dei vescovi Apostolorum successores (Congregazione per i vescovi, 2004) rimane la riferimento pratico. Ricordare la paternità significa rifiutare la doppia deriva: il funzionariato amministrativo e la democratizzazione sinodale del munus.
La scelta dei vescovi è la leva lunga del governo pontificio. Apriamo qui un filo dedicato per seguire, nel tempo, questa politica romana. La griglia esposta da Iannone disinnesca in parte i processi d'intenzione: la solidità dottrinale rimane un criterio esplicito. Resta da vedere le nomine concrete, unica misura verificabile della linea effettivamente seguita.
Il testo rimane generale: nessun dettaglio sul posto reale dei criteri dottrinali nei voti del Dicastero, né sul peso delle consultazioni laiche ampliate da Praedicate Evangelium. La questione sensibile del criterio sinodale, contestata pubblicamente dal cardinale Burke il 17 luglio 2026, non è affrontata. L'intervista pedagogica non sostituisce una nota dottrinale.
Pregare per i vescovi nominati, esigere da loro la chiarezza della fede, rifiutare la caricatura di un «papa dei laici» come quella di un «papa dei dossier»: la paternità episcopale non si inventa, si riceve dal Cristo e si rende al gregge.
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Articolo prodotto da intelligenza artificiale, riletto sotto controllo editoriale umano.