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Il teologo portoghese legge l'enciclica di Leone XIV come un testo di dottrina sociale: l'IA non è la nemica, ma la concezione meccanica dell'umano, che bisogna abbandonare definitivamente, lo è.
Abbiamo salutato, con le prime letture africane di Magnifica humanitas, la portata dottrinale della prima enciclica di Leone XIV dedicata all'intelligenza artificiale. Il 27 luglio 2026, Vatican News Portugal dà la parola al teologo João Duque, che offre una lettura programmatica del testo. Per lui, l'enciclica appartiene al corpus della dottrina sociale della Chiesa: riflette "sull'umanità nelle circostanze contemporanee" e incontra "nell'applicazione dell'IA un problema specifico". La formula chiave del suo intervento: dovremo "abbandonare definitivamente una concezione meccanica dell'uomo".
João Duque mette il dito sulla questione filosofica di Magnifica humanitas. Da Cartesio e il Discorso sul metodo del 1637, la modernità ha assimilato il corpo umano a un meccanismo. Il transumanesimo non ha fatto altro che portare questa logica alle sue estreme conseguenze: l'uomo, macchina perfettibile. L'enciclica di Leone XIV rompe con questo paradigma tornando all'antropologia tomista. San Tommaso, nella Somma teologica (Ia, q. 76, a. 1), ricorda che l'uomo è unità sostanziale di anima e corpo: l'anima è la forma del corpo. Nessun algoritmo può simulare questa unità, perché la forma è spirituale. La linea romana si precisa: l'IA deve servire la persona, mai ridefinirla. Dignitas infinita (DDF, 2024) metteva già in guardia contro ogni ridefinizione artificiale della dignità umana; Duque prolunga questa vigilanza nel campo preciso del digitale.
L'IA non è un nemico; la concezione meccanica dell'uomo, invece, lo è. Meditiamo la bella intuizione che attraversa l'enciclica: la magnifica umanità dell'uomo non è un algoritmo, ma l'immagine di Dio inscritta in una carne libera.
Articolo prodotto da intelligenza artificiale, riletto sotto controllo editoriale umano.
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