EuropeRiservato ai membri 23/06/20262Aggiungi ai preferiti

La Commissione europea ha ricevuto una delegazione ufficiale del governo talebano di Kabul per discutere del rimpatrio di migranti afghani. Un passo che legittima implicitamente un regime i cui cristiani in Afghanistan subiscono direttamente le persecuzioni.
Avevamo già segnalato le tensioni tra la politica migratoria europea e la difesa dei diritti dei più vulnerabili, nel rapporto della COMECE sul regolamento europeo sui rimpatri. La visita ufficiale di una delegazione talebana a Bruxelles, rivelata da Le Figaro il 23 giugno 2026, costituisce un nuovo passo in una direzione eticamente problematica.
Secondo Le Figaro (23 giugno 2026), la Commissione europea ha invitato una delegazione del governo islamista di Kabul per valutare il rimpatrio di cittadini afghani nel loro paese, su richiesta di una ventina di Stati membri. Questa visita ufficiale si inserisce nel quadro del regolamento europeo sui rimpatri che la COMECE aveva criticato. Essa legittima implicitamente un regime che ha soppresso i diritti delle donne, perseguitato le minoranze religiose – tra cui i cristiani – e imposto un'interpretazione rigorista della sharia incompatibile con qualsiasi garanzia di protezione individuale.
La dottrina sociale della Chiesa è chiara su due punti in tensione: il diritto degli Stati di controllare la propria immigrazione (Compendium DSE n. 298) e il dovere assoluto di non rimandare una persona in un paese dove rischia persecuzioni (principio di non-refoulement, che la Chiesa sostiene dall’IstruzioneExsul Familia, Pio XII, 1952, fino al recente Magistero di Francesco). Questi due diritti possono essere bilanciati solo garantendo che ogni rimpatrio sia volontario, sicuro e dignitoso.
Tuttavia, sotto i talebani, le minoranze religiose afghane – e in primo luogo i convertiti al cristianesimo – rischiano la morte. Rimandare un afghano convertito nel suo paese in nome di un accordo migratorio sarebbe un atto contrario alla dignità umana che la Chiesa non potrebbe avallare, qualunque sia la pressione politica.
La Chiesa è direttamente coinvolta. L’AED e Porte Aperte segnalano regolarmente che i cristiani afghani figurano tra i perseguitati più esposti al mondo (Afghanistan: 1º posto mondiale nella classifica Porte Aperte 2025). Qualsiasi accordo di riammissione deve includere garanzie esplicite di esenzione per le minoranze religiose, pena il rischio di diventare uno strumento di persecuzione.
Le Figaro propone un'analisi senza pubblicare il testo dell'accordo. Le garanzie fornite ai richiedenti asilo per motivi religiosi restano sconosciute. La COMECE, che si è già pronunciata sul regolamento sui rimpatri, dovrebbe chiedere pubblicamente garanzie contrattuali per le minoranze. Il silenzio dell'episcopato europeo su questo punto preciso sarebbe una colpa.
La legittimità di una politica migratoria si misura dalla protezione che assicura ai più vulnerabili, non dalla sua efficacia espulsiva. Interpellare il proprio eurodeputato sulle garanzie accordate alle minoranze religiose è un atto di fede civica concreto, alla portata di ogni cattolico europeo.
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