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Il cardinale Sturla conferma la visita di Leone XIV in Uruguay nel novembre 2026. Segnale missionario verso una periferia secolarizzata.
Il cardinale Daniel Sturla, arcivescovo di Montevideo, ha confermato il 15 luglio 2026 a Infovaticana che Leone XIV visiterà l'Uruguay nel mese di novembre. L'annuncio ufficiale della Santa Sede è atteso nelle prossime settimane. Si tratterebbe del primo viaggio apostolico pontificio nel paese da quello di Giovanni Paolo II nel 1988.
La scelta pastorale è eloquente. L'Uruguay è il paese più secolarizzato dell'America Latina: meno del 40% di cattolici battezzati dichiarati, una costituzione del 1918 che ha sancito una separazione radicale tra Chiesa e Stato, e una cultura pubblica segnata da un anticlericalismo storico (feste religiose ribattezzate, scuole pubbliche laicizzate in modo militante). Andarci in pellegrinaggio non significa visitare una cristianità: significa incontrare una periferia secolarizzata, proprio nel cuore del continente più cattolico del mondo. Questa orientamento prolunga, senza riprodurne i gesti, l'appello di Francesco nell'Evangelii gaudium (n° 20): "uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo". Leone XIV, formato dalla sua lunga missione peruviana, vi aggiunge il suo accento personale: quello di un pastore che conosce la secolarizzazione del cono sud non per teoria ma per la vita parrocchiale. Il viaggio mostra anche che il papa non riserva la sua presenza alle grandi capitali: onora una Chiesa minoritaria, discreta, ancora segnata dal ricordo degli scontri ecclesio-politici del secolo scorso.
Che questo viaggio sia preparato dalla preghiera. Una Chiesa minoritaria che riceve il suo pastore universale si ricorda che non è mai sola. Dove Roma viene, la comunione si raccoglie.
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