Pakistan: un tribunale osa condannare gli autori di una sommossa anti-cristiana

Seguito della vicenda : Pakistan: i cristiani sotto il giogo delle leggi sulla blasfemia· Episodio 5/5

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Pakistan: un tribunale osa condannare gli autori di una sommossa anti-cristiana
Illustration : Marie Yukimura Saitō

Una decisione rara in un paese dove l'impunità protegge di solito le folle esaltate dalle leggi sul blasfemia. Un segnale isolato, non un rovesciamento.

Il fatto

Secondo Catholic News Agency, un tribunale anti-terrorismo pakistano ha condannato, a metà luglio 2026, un conducente di gru a dieci anni di prigione per la demolizione di una chiesa durante le rivolte anti-cristiane del 2023. La condanna, eccezionale per la sua fermezza, contrasta con la lunga tradizione di impunità che prevale quando le folle attaccano le case dei cristiani con l'accusa di blasfemia. I responsabili cristiani interrogati sottolineano subito che questa condanna unica rimane molto al di sotto della giustizia attesa di fronte a rivolte che avevano devastato chiese e case nel Punjab. Questo giudizio avviene in un contesto pesante: Amir Peter, fratello minore di un prete cattolico di Lahore, è morto in custodia cautelare il 1° luglio 2026, mantenuto in prigione per blasfemia nonostante una dichiarazione medica di incapacità a essere giudicato.

La nostra lettura

La condanna è un segnale positivo, ma non ribalta la logica strutturale. Come ricorda ogni anno l'Aiuto alla Chiesa che Soffre nel suo rapporto Pakistan, le leggi sulla blasfemia rimangono il principale strumento di persecuzione dei cristiani nel paese: accuse arbitrarie, detenzioni preventive interminabili, folle armate che non aspettano la giustizia. Un verdetto isolato, per quanto benvenuto, non sostituisce la riforma di un quadro penale che viola il diritto fondamentale alla libertà religiosa ricordato dal Concilio Vaticano II nella Dignitatis humanae (n° 2). La Chiesa pakistana, la cui piccola minoranza cattolica paga ogni anno il suo tributo, accoglie ma non trionfa.

Da meditare

Preghiamo per i magistrati pakistani che osano condannare, per gli avvocati cattolici che difendono, per le famiglie cristiane che rimangono nel loro paese nonostante l'esilio possibile. La giustizia che colpisce una volta è un segno; la giustizia che colpisce ovunque è un diritto. La fede dei nostri fratelli pakistani, messa alla prova dal fuoco, rimane viva.

Articolo prodotto da intelligenza artificiale, riletto sotto controllo editoriale umano.

La nostra redazione
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Pierre-Antoine VasseurGrand reporter, Église universelle & persécutions
Grand reporter, il suit l'Église universelle et les chrétiens persécutés à travers le monde.
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