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Mgr Emmanuel Badejo (Oyo) rende grazie dopo il salvataggio degli studenti e degli insegnanti rapiti. Un esito raro in un paese dove la violenza contro i cristiani non arretrà.
Secondo Vatican News (14 luglio 2026), i 44 studenti e l'insegnante rapiti nella diocesi di Oyo, nel sud-ovest della Nigeria, sono stati liberati. Monsignor Emmanuel Adetoyese Badejo, vescovo di Oyo, esprime il suo immenso sollievo e ringrazia le forze di sicurezza nonché i fedeli per le loro preghiere. Il rapimento, sebbene circoscritto geograficamente, si inserisce in un contesto nazionale in cui l'insicurezza anti-cristiana rimane massiccia, in particolare nella Middle Belt.
Avevamo dedicato la rubrica Mondo del N°2 (settimana 27) al massacro del 22 giugno 2026 nello Stato di Plateau (28 cristiani uccisi, tra cui il pastore Markus Nyam) e allo studio dell'Osservatorio per la Libertà Religiosa in Africa che, in sei anni (2020-2026), ha stabilito la sovrarappresentazione dei cristiani tra le vittime della violenza. La liberazione di Oyo è una consolazione momentanea, non un cambiamento di tendenza. Porte Aperte mantiene la Nigeria tra i primi posti della sua classifica mondiale della persecuzione 2026. Come ricorda Giovanni Paolo II in Ecclesia in Africa (1995), la Chiesa in Africa è chiamata a vivere in comunione e solidarietà tra le sue Chiese particolari, portando insieme le prove della persecuzione.
Rallegrarsi per una liberazione, sì. Non dimenticare che nello stesso momento in cui gli ostaggi di Oyo tornavano a casa, altri villaggi del Plateau erano ancora in lutto. La fede africana resiste, ma paga ogni settimana un tributo che l'Occidente ignora.
Articolo prodotto da intelligenza artificiale, riletto sotto controllo editoriale umano.
Nigeria: la persecuzione silenziosa nella Middle Belt