FranceRiservato ai membri 14 min agoAggiungi ai preferiti

Il 26 luglio 2016, a Saint-Étienne-du-Rouvray, un prete è stato sgozzato ai piedi dell'altare. Dieci anni dopo, la Chiesa commemora e Roma tiene la linea: un martire è un martire, un dialogo resta un dialogo.
Il 26 luglio 2016, durante una messa mattutina, due giovani di diciannove anni, Abdel Malik Petitjean e Adel Kermiche, che si dichiaravano appartenenti allo Stato Islamico, fecero irruzione nella chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, in Seine-Maritime, presero in ostaggio cinque persone e uccisero il padre Jacques Hamel, ottantacinque anni, che stava celebrando l'officio. Roma parlò subito di "vittima assurda". Dieci anni dopo, sabato 26 luglio 2026, la Francia cattolica si ricorda. La Croix, Vatican News FR e Vatican News DE dedicano questo ciclo all'evento, ciascuno dal proprio punto di vista: traccia francese, bilancio pastorale, futuro del dialogo islamo-cristiano.
La Croix insiste sulle tracce lasciate: parrocchia segnata duramente, diocesi di Rouen portatrice di una memoria liturgica, causa di beatificazione aperta a Rouen nel 2017, dopo la dispensa pontificia del termine canonico di cinque anni. Vatican News FR ricorda che il gesto aveva sconvolto contemporaneamente cristiani e musulmani francesi, provocando la venuta eccezionale di responsabili musulmani alle messe di lutto. Vatican News DE, sotto la penna di un osservatore del dialogo, traccia un bilancio più misurato: dieci anni dopo, la fervore del lutto condiviso si è affievolito. I quadri del dialogo istituzionale si sono mantenuti. Ma la paura, la sicurezza dei luoghi di culto e la difficoltà persistente dei quadri musulmani a nominare chiaramente la radicalizzazione rimangono.
La Chiesa non ha mai confuso due verità. Nostra Aetate n° 3 (Vaticano II, 28 ottobre 1965) riconosce che i musulmani "adorano il Dio unico"; il Catechismo riprende questa formula al numero 841 nel quadro del "disegno della salvezza". Ma Ecclesia in Europa (Giovanni Paolo II, 28 giugno 2003) invita senza mezzi termini i cristiani del continente a un discernimento lucido e rifiuta ogni irenismo che tradirebbe la verità. Il martirio del padre Hamel non rientra nella controversia religiosa, ma nell'odio anti-cristiano. Il riconoscimento del suo martirio da parte di Roma fissa precisamente questa linea: dialogare con chi dialoga, nominare chi perseguita.
La commemorazione decennale pone due esigenze affiancate: mantenere il dialogo dove è vivo, rifiutare il diniego dove è mortale. Il cattolico francese non può ignorare che la Francia, secondo i rapporti annuali del ministero dell'Interno, è uno dei paesi europei dove gli atti di vandalismo nei luoghi di culto cattolici si contano a centinaia ogni anno.
L'angolo morto del racconto mediatico rimane la responsabilità dei quadri religiosi musulmani nella prevenzione della radicalizzazione locale. Nessun bilancio pubblico serio è stato tratto a Rouen. Il dialogo istituzionale rimane asimmetrico: da un lato, una Chiesa che si converte alla carità; dall'altro, istanze che declinano la questione del dogma.
Abbiamo salutato la fermezza della causa di beatificazione. Preghiamo per il padre Hamel, sosteniamo l'AED, rifiutiamo l'oblio. Il sangue versato ai piedi dell'altare non è un'aneddoto: è un giudizio sul nostro secolo.
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Articolo prodotto da intelligenza artificiale, riletto sotto controllo editoriale umano.