Brexit, dieci anni dopo: il ritorno è possibile, ma a quale prezzo per chi?

Seguito della vicenda : Brexit 10 ans : le bilan d'un divorce européen· Episodio 4/4

EuropeRiservato ai membri 24/06/20262Aggiungi ai preferiti

Brexit, dieci anni dopo: il ritorno è possibile, ma a quale prezzo per chi?
Illustration : Marie Yukimura Saitō

Il 23 giugno 2026 segna il decimo anniversario del referendum che ha portato il Regno Unito fuori dall'Unione europea. La Commissione si dice pronta a un riavvicinamento. Ma le condizioni poste sono quelle di un ritorno, non di una partnership. François-Xavier Lemoyne analizza i termini di una riconciliazione che non ha ancora scelto il suo nome.

Contesto

Avevamo seguito, nelle nostre edizioni precedenti, il bilancio economico della Brexit e le prime iniziative di riavvicinamento lanciate dal Primo ministro Keir Starmer prima delle sue dimissioni. Il 23 giugno 2026 è una data simbolica: è l'anniversario esatto del referendum del 2016 che aveva visto il 51,9% dei britannici votare per l'uscita dall'Unione europea. Dieci anni dopo, la domanda non è più sapere se la Brexit abbia avuto successo - i sondaggi convergono nel dire di no - ma comprendere cosa significhi realmente il riavvicinamento in corso.

I fatti

Secondo La Croix (23 giugno 2026), la Commissione europea, il Parlamento e gli Stati membri si dicono pronti a "reimpostare" la relazione con Londra, indipendentemente dal prossimo Primo ministro britannico. Le condizioni avanzate dal lato europeo sono chiare: allineamento normativo in settori chiave, contributo al bilancio di alcuni programmi, accettazione parziale della libera circolazione per i giovani.

Una maggioranza di britannici rimpiange le conseguenze della Brexit, secondo i sondaggi citati da Le Figaro. La povertà ha raggiunto un livello senza precedenti negli ultimi trent'anni. Tra la Brexit, il Covid e l'inflazione legata alle guerre in Ucraina e in Medio Oriente, sono stati i più precari a pagare il prezzo più alto. Michel Barnier, che aveva negoziato il divorzio tra il Regno Unito e l'UE, afferma su Le Figaro che "l'avvertimento della Brexit è che bisogna ascoltare le preoccupazioni popolari" di fronte al rischio di una vittoria nazionalista o populista in Francia e in Germania.

Analisi dottrinale

L'insegnamento sociale della Chiesa non ha una posizione sulla Brexit in quanto tale. Ma la Dottrina sociale offre quadri di analisi preziosi per leggere le conseguenze umane della scelta del 2016. Il principio di sussidiarietà (Catechismus Ecclesiae Catholicae, n. 1883) ricorda che le decisioni devono essere prese al livello appropriato: né l'iper-centralismo di Bruxelles né il ripiegamento nazionale sovranista soddisfano pienamente questo principio. Ciò che la Brexit ha rivelato è che il progetto europeo non è riuscito a farsi amare da coloro che emargina economicamente.

La solidarietà, altro pilastro della DSE (Sollicitudo Rei Socialis, n. 38-40), implica che l'integrazione europea non può fondarsi unicamente sui flussi economici e normativi. Deve incarnare una comunità di destino. È ciò che il referendum del 2016 ha messo in evidenza in negativo: metà del Regno Unito non ha mai sentito che l'UE fosse la sua casa.

Questioni per la Chiesa e i fedeli

Per i cattolici britannici, la questione della Brexit ha sempre avuto una dimensione concreta: i diritti dei cittadini europei - tra cui una forte proporzione di cattolici polacchi, irlandesi, italiani - che vivono nel Regno Unito. Dieci anni dopo, centinaia di migliaia di loro hanno regolarizzato la loro situazione, ma le incertezze permangono.

La Chiesa cattolica in Inghilterra e nel Galles si era espressa prima del referendum sottolineando che la decisione doveva essere guidata dal bene comune e non dal solo interesse nazionale. Dieci anni dopo, questo criterio rimane il giusto metro di giudizio per valutare il riavvicinamento in corso: serve il bene comune dei popoli o serve gli interessi istituzionali di Bruxelles?

Lettura critica e punti ciechi

Il riavvicinamento presentato come ineluttabile merita uno sguardo critico. Le condizioni poste dall'UE - allineamento normativo, contributo al bilancio, libera circolazione parziale - assomigliano più a un ritorno condizionato che a una vera partnership tra pari. Il Regno Unito sarebbe "rule-taker" senza essere decisore: esattamente la situazione che il campo del Leave aveva presentato come intollerabile.

Il punto cieco del dibattito mediatico è sociale. La povertà aggravata dalla Brexit colpisce soprattutto le regioni che avevano votato maggiormente Leave: sono le classi popolari del nord dell'Inghilterra, del Galles, di alcune zone della Scozia. Se il riavvicinamento con l'UE non risponde alle loro preoccupazioni concrete - lavoro, alloggio, servizi pubblici - non risolverà la frattura politica che ha prodotto la Brexit. La sposterà.

Da meditare e agire

La lezione che Michel Barnier trae dalla Brexit per la Francia e la Germania è una lezione di prudenza civica: quando le preoccupazioni popolari non vengono ascoltate, trovano altri canali, spesso meno costruttivi. Per i cattolici impegnati in politica, ricordare che il bene comune non si confonde con la crescita del PIL né con la stabilità istituzionale rimane un contributo insostituibile.

Dieci anni di Brexit in cifre

Il 51,9% dei britannici aveva votato Leave nel giugno 2016. Nel 2026, una maggioranza degli intervistati rimpiange questa scelta. La povertà nel Regno Unito ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 30 anni. Keir Starmer, Primo ministro dimissionario, aveva avviato un riavvicinamento con l'UE prima di lasciare l'incarico.

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François-Xavier LemoyneCorrespondant affaires européennes
Correspondant à Bruxelles, il suit les institutions européennes et leurs implications pour la liberté religieuse, la famille et la démographie.
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Commenti (2)

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J.P.R. 26 Jun 2026 · 07:21

Dix ans après, on leur propose de revenir, mais c'est à prendre ou à laisser : même règles qu'avant, sans aucune exception. Ça fait un peu marché de dupes, non ?

CurioBretagne 24 Jun 2026 · 22:40

Dix ans après, les promesses du Brexit sont restées lettre morte. Les gens le voient, mais les politiques font encore semblant de ne pas comprendre.

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