IntelligencesRiservato ai membri 24/06/20263Aggiungi ai preferiti

La delegazione vaticana presso le Nazioni Unite l'ha detto senza mezzi termini: valutare i rischi dell'IA è un atto di responsabilità. E il discernimento etico deve precedere le scelte tecniche, non accompagnarle a posteriori.
Avevamo seguito le questioni di sovranità digitale e le posizioni della Chiesa di fronte allo sviluppo dell'intelligenza artificiale. Il 23 giugno 2026, la delegazione permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York si è espressa durante i lavori del gruppo scientifico incaricato di elaborare raccomandazioni sull'impatto dell'IA. La posizione romana è inequivocabile: il discernimento etico deve precedere e orientare le scelte tecniche, non accompagnarle a posteriori.
La delegazione vaticana ha accolto favorevolmente il mandato affidato al gruppo scientifico dell'ONU e ha affermato: «La valutazione dei rischi dell'IA è un atto di responsabilità.» Roma sostiene la creazione di un quadro di governance globale dell'IA che integri fin dalla fase di progettazione i criteri etici fondamentali, in primo luogo la protezione della dignità umana.
Questo intervento si inserisce nella continuità della «Magnifica humanitas» di Leone XIV (25 maggio 2026), prima enciclica pontificia a trattare dell'IA come questione antropologica centrale. Prosegue anche l'«Appello di Roma per l'etica dell'IA», firmato già nel 2020 dalla Santa Sede con Microsoft e IBM.
La questione non è tecnica: è antropologica. «Che cos'è l'uomo perché te ne ricordi?» (Sal 8,5). Di fronte a una tecnologia che simula il pensiero, imita la voce, genera immagini di persone reali, la questione della specificità dell'uomo torna urgente.
Tommaso d'Aquino insegna che la ragione è il principio specifico dell'attività umana (Summa Theologica I-II, q. 18, a. 5): è intenzionale, orientata verso il bene. Un'IA, per quanto perfezionata, opera secondo probabilità statistiche, non secondo un'intenzionalità morale. Confondere le due cose significa cedere a ciò che «Magnifica humanitas» definisce «l'illusione prometeica» – credere che la tecnica possa eguagliare o sostituire la persona umana creata a immagine di Dio (Gn 1,27).
La Dottrina Sociale della Chiesa ricorda il principio di precauzione: ogni tecnologia deve essere valutata alla luce del bene comune e della dignità integrale dell'uomo (Caritas in Veritate, Benedetto XVI, 2009, n. 70).
L'intervento vaticano all'ONU non è simbolico. La Santa Sede è osservatore permanente presso le Nazioni Unite e partecipa ai negoziati sui trattati digitali che si stanno svolgendo in questo momento. La sua voce può influire sugli standard di governance dell'IA se viene portata avanti con costanza e competenza.
Per i fedeli: ogni uso dell'IA è una decisione etica. Delegare a algoritmi giudizi su persone – assunzioni, credito, custodia dei bambini, sentenze giudiziarie – significa affidare a una macchina ciò che appartiene alla coscienza morale.
Il rischio della posizione vaticana è di rimanere dichiarativa. «L'etica deve precedere la tecnica» è una proposizione vera ma, senza proposte istituzionali precise, rimane inefficace di fronte agli interessi economici delle grandi aziende tecnologiche che finanziano esse stesse i gruppi di esperti dell'ONU.
Il punto cieco è interno: la Chiesa stessa utilizza l'IA per gestire dati pastorali, processi di selezione in seminario, comunicazioni istituzionali. Quale governance etica si è data?
«La verità vi farà liberi» (Gv 8,32). Di fronte a strumenti che possono manipolare la realtà, il discernimento è una virtù spirituale prima ancora che una competenza tecnica. Formare i giovani cattolici al discernimento digitale – distinguere l'informazione dalla simulazione, la persona dall'avatar – è un'opera di evangelizzazione per il nostro tempo.
Firmato nel 2020 dalla Santa Sede, Microsoft e IBM, questo documento chiede che lo sviluppo dell'IA sia guidato da principi etici come la trasparenza, l'inclusione e la responsabilità.
Enciclica di Leone XIV (2026) che affronta l'IA come sfida antropologica, mettendo in guardia contro il rischio di ridurre l'uomo a semplice dato algoritmico.
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